EDITORIALE
Quanto deve essere lunga una notizia? Un vecchio detto usa una metafora tornata agli onori delle cronache pochi giorni fa, grazie al ministro italiano degli Esteri, Antonio Tajani. “Una notizia deve essere come la minigonna: lunga abbastanza per coprire e corta il necessario per attrarre”, questo dice un detto, noto tra i giornalisti.
Sono nato nel 1957 e la minigonna ha accompagnato i sogni e gli sguardi di noi giovani negli Anni Settanta. In quel tempo, oltretutto, le donne indossavano minigonne così “mini” che una donna oggi non si sognerebbe di indossare, se non forse su una spiaggia al mare.
Non è di minigonne, tuttavia, che voglio qui parlare. E non voglio neppure criticare un’uscita che - specie sulla bocca di un Ministro della Repubblica - si commenta da sola.
Quello che mi preme raccontarti è un mio perfido dubbio: “Non è che il ministro è uscito con la storia della donna in minigonna, più libertina di quella in gonna lunga, con un preciso obiettivo? Ovvero, per oscurare la notizia della premier Meloni, che qualche giorno prima aveva annunciato il taglio del bollo auto?”.
Con la minigonna siamo in piena diversione dell’attenzione, a mio parere. Il ministro porta l’attenzione distante dall’annuncio del taglio del bollo auto, parlando di donne e minigonne. Considerato che il ministro degli Esteri è un giornalista, possiamo considerare l’uscita sulla minigonna come una vecchia trovata per distogliere l’attenzione. E per squalificare il dibattito politico in quel momento, depotenziando la notizia sul bollo auto.
Non molto diversa, peraltro, è la diversione dell’attenzione messa in campo dalla stessa presidente del Consiglio. Anziché denunciare il fatto che oltre 25 milioni di italiani non pagano un euro di imposte, e vivono sulle spalle degli altri, la premier fa un regalino - modesto ma sentito - a tutti. Anche agli evasori. Toglie il bollo su auto e moto. E non si cura di porre rimedio ai salari da fame delle italiane e degli italiani, specie di quelli più giovani.
Non è una critica politica, la mia. Cambiando colore dei protagonisti sul palcoscenico, temo cambierebbe assai poco. Siamo invece in piena manipolazione dell’informazione: non ti faccio pensare ai problemi fondamentali, ma ti distraggo con le scemenze. È un po’ quello che - per dirla con gli studiosi colti - fa l’industria culturale: le canzonette ti fanno fare la rima tra cuore e amore, così ti dimentichi del dolore.
Che fare allora? Come evitare il gas tossico della manipolazione, di qualunque colore essa sia e da qualsiasi posto essa arrivi? Ecco un modo.
Poniamoci una domanda, quando una notizia - battuta, fatto, argomento - viene messa in testa alla scaletta dei media (mass media o social media): quale notizia più importante, per la mia vita e per quella delle persone care, questa notizia regina vuole nascondere? Cos’è che mi si vuole occultare?
Basta una semplice domanda. E il castello di carte dei comunicatori da strapazzo crolla, come un palazzo di venti piani - costruito assai male - crolla sotto un terremoto.
Maurizio F. Corte
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