EDITORIALE
Tutto pensavo tranne che un post su LinkedIn mi portasse - in poche ore - oltre 13 mila visite e quasi 9 mila persone raggiunte. Nel post faccio notare un dato di per sé banale.
L’ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno, esce dal carcere e parla della condizione inumana delle carceri. I giornali cosa fanno? Ignorano il dramma delle patrie galere; e titolano sulla cena (post-galera) di Alemanno con il generale Roberto Vannacci.
Si chiama gerarchia delle notizie. Si chiama agenda setting. Si chiama scelta della notizia che ritieni più importante per il pubblico.
Cosa è, allora, più importante? Lo stato delle galere e i rischi per la sicurezza? Oppure il menù della cena tra Alemanno e Vannacciè?
Il potere politico si comporta da criminale nel momento in cui costringe i detenuti - molti in attesa di giudizio - in un girone dell’inferno. E, nel frattempo, spara scemenze sull’esigenza di militarizzare le stazioni ferroviarie.
Il Potere può fare (e fa) quello che gli pare. A noi giornalisti resta un preciso dovere. Lo dice l’articolo 2 della legge che nel febbraio 1969 istituisce l’Ordine dei Giornalisti: rispettare le verità sostanziale dei fatti e agire in buona fede.
È rispettare i fatti, se la cena tra due politici che fanno insieme - vada bene - il 2,5% della pubblica opinione, fa notizia? Una cena ha più peso del denunciare lo stato delle patrie galere, dove chi non è criminale lo diventa per forza, diventa cattivo, violento e pericoloso?
Alla luce di tutto questo, credo che meriti un attento ascolto la parte di Io se fossi Dio, di Giorgio Gaber, che tocca proprio noi giornalisti. E i media nella loro complessità.
Io se fossi Dio
Maledirei davvero i giornalisti
E specialmente tutti
Che certamente non sono brave persone
E dove cogli, cogli sempre bene
Compagni giornalisti avete troppa sete
E non sapete approfittare delle libertà che avete
Avete ancora la libertà di pensare
Ma quello non lo fate
E in cambio pretendete la libertà di scrivere
E di fotografare
Immagini geniali e interessanti
Di presidenti solidali e di mamme piangenti
E in questa Italia piena di sgomento
Come siete coraggiosi, voi che vi buttate
Senza tremare un momento
Cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti
E si direbbe proprio compiaciuti
Voi vi buttate sul disastro umano
Col gusto della lacrima in primo piano
Sì, vabbe', lo ammetto
La scomparsa dei fogli e della stampa
Sarebbe forse una follia
Ma io se fossi Dio
Di fronte a tanta deficienza
Non avrei certo la superstizione della democrazia
Del giornalismo c’è sempre più bisogno. Per cui i fogli della stampa - servi di qualche potere - possono anche sparire. Tuttavia, i veri giornali sono fondamentali in democrazia.
È quindi il caso che alcuni giornalisti cambino mestiere. E che altri giornalisti - degni di questo nome - siano i nostri mediatori verso la verità sostanziale dei fatti.
Maurizio F. Corte
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