La sparizione di una ragazzina scuote Genova e l’Italia intera nel 1971. È il caso di Milena Sutter di 13 anni.
La ragazzina scompare a Genova poco dopo le ore 17 del 6 maggio, un giovedì, all’uscita della Scuola Svizzera dove frequenta la terza media. Il padre della ragazza, Arturo, è un industriale titolare di un’azienda conosciuta da tutti grazie alla pubblicità in televisione.
Il corpo della ragazzina viene trovato in mare due settimane dopo, giovedì 20 maggio, giorno dell’Ascensione, intorno alle 17. È avvistato mentre galleggia a circa 300 metri al largo della costa di Priaruggia, una spiaggetta 10 km a est del porto di Genova.
I medici legali del tribunale, i professori Aldo Franchini e Giorgio Chiozza, fanno risalire la morte alle ore 18-18.30 del giorno della sparizione.
Attribuiscono la causa della morte ad azione di strozzamento e di probabile soffocamento. La loro tesi viene tuttavia contestata dal professor Giacomo Canepa, perito di parte.
L’unico sospettato del delitto: Lorenzo Bozano
Sin dalla sparizione di Milena l’unico sospettato è Lorenzo Bozano, 25 anni. È di famiglia alto borghese: il padre, Paolo Bozano, è un funzionario degli Armatori Costa, è laureato in Giurisprudenza.
Da alcuni anni, Paolo Bozano è separato dalla moglie Noris Agata Aulino, madre di Lorenzo, donna di ben più modeste origini.
Il sospettato, il figlio Lorenzo, ha alcuni precedenti penali, risalenti a quando era ancora minorenne.
Al momento del fatto, Lorenzo Bozano cura l’edizione di un annuario dedicato alla pesca subacquea (il “Marcatalogo”), guida una vecchia e malandata Alfa Romeo Giulietta spider rossa usata.
Viene soprannominato dai giornalisti di Genova “il biondino della spider rossa”: non è biondo né magrolino. È alto 1.80, di costituzione robusta e ha capelli castani.
Il soprannome nasce l’indomani della sparizione della ragazzina: alcune signore di via Orsini, nella zona dove la vittima abitava, raccontano a un giornalista del “Corriere Mercantile” di aver visto un “biondiccio” sostare con una spider rossa ammaccata.
Bozano ha attirato anche l’attenzione di alcuni testimoni di via Peschiera perché – secondo quanto essi sostengono – egli si fermava spesso davanti alla Scuola Svizzera.
Gli inquirenti interpretano la presenza di Lorenzo Bozano come un appostamento a scopo di rapimento: egli vuol farsi vedere da Milena, così da diventarne una figura familiare e carpirne la fiducia per farla salire, con l’inganno, sulla spider.
L’ipotesi di una qualche conoscenza tra i due è comunque infondata: nessun testimone ha mai visto la ragazzina e Bozano assieme.
L’amica del cuore di Milena, Isabelle, ha smentito – in un’intervista del giugno 1975 al Secolo XIX– che i due si conoscessero o si frequentassero.
Ancora oggi Isabelle conferma quella versione. Da parte sua, Bozano ha sempre negato le soste vicino alla Scuola Svizzera. Nel fare questo egli ha mentito.
Nel corso della perquisizione nella stanza di Bozano, in una pensione a Genova, gli inquirenti trovano un articolato “piano di rapimento”.
Su un foglio sono scritti tre verbi: “affondare (canale di calma Fiera), seppellire, murare”.
Su un altro foglio vi è una scaletta oraria di un possibile rapimento–lampo (dalle 8 del mattino alle 19.30). Su un terzo foglio è disegnata una piantina della zona vicina alla villa paterna del giovane sospettato.
Come spiega Lorenzo Bozano quegli appunti? Riferendosi ai primi due fogli, sostiene che si tratta di una “fantasiosa ipotesi di rapimento”.
La fantasia sarebbe nata a seguito di una chiacchierata con alcuni conoscenti sul sequestro Gadolla, la notte dell’8 marzo 1971. In pizzeria tiravano a far le ore piccole, in attesa di vedere in tv l’incontro di boxe Clay-Frazier per il titolo mondiale dei pesi massimi.
Alle persone che sono a tavola, tutti dell’ambiente giornalistico, il giovane Bozano dice che per un sequestro lui si sarebbe mosso da solo: avrebbe rapito un bambino e lo avrebbe ucciso subito, in modo da non avere problemi nel custodire l’ostaggio.
Alcune delle persone presenti sono concordi nell’affermare di avere interpretato la frase del giovane come un’uscita senza importanza.
La telefonata con la richiesta di 50 milioni di lire
Il giorno dopo la scomparsa di Milena, venerdì 7 maggio, in mattinata un uomo chiama i famigliari della vittima e ripete tre volte, sillabando le parole: “Se vuole vedere Milena viva, 50 milioni prima aiuola Corso Italia”.
A riferire il testo della telefonata è il maresciallo di Pubblica Sicurezza, Luigi Calanchi, che l’ha ascoltata a casa della ragazza: la chiamata non viene registrata né intercettata, a causa di un non meglio precisato guasto tecnico.
Lorenzo Bozano – “l’immondo individuo” come lo definisce l’allora questore di Genova, Giuseppe Ribizzi – viene fermato una prima volta nella notte fra sabato e domenica 9 maggio 1971.
Si arriva a lui dopo aver individuato la sua spider rossa, parcheggiata in via Galli, poco distante dalla sua dimora.
Qualche giorno dopo, Bozano viene rilasciato e tenuto sott’occhio. Si spera che egli conduca al luogo dove la ragazza è prigioniera. Il giovane è infine arrestato la sera del ritrovamento del corpo di Milena, il 20 maggio 1971.
L’anno dopo, nel 1972, Bozano è rinviato a giudizio.
L’imputato è assolto al processo di primo grado dalla Corte d’Assise di Genova, nel maggio del 1973, per insufficienza di prove; e subito liberato.
Viene invece condannato in appello nel giugno del 1975: gli viene attribuito il rapimento a scopo di estorsione, l’omicidio e la soppressione del cadavere di Milena. La Corte di Cassazione conferma la condanna nel 1976.
Prima che il processo d’appello entri nel vivo, Bozano si rifugia in Francia, poi si trasferisce in Africa e infine ritorna in Francia. Qui viene arrestato nel 1979.
Un tribunale rifiuta, però, la sua estradizione in Italia perché il diritto francese non consente che una condanna di Corte d’Assise, pronunciata in contumacia, sia eseguibile senza il rifacimento del processo.
Bozano viene allora espulso, su richiesta dell’Italia, verso la Svizzera e da qui viene estradato.
Una sentenza della Corte europea di Strasburgo, in proposito, condanna la Francia per la violazione dei diritti di Bozano. Questi sta oggi scontando l’ergastolo a Porto Azzurro, all’Isola d’Elba.
Lorenzo Bozano ha ottenuto la semilibertà nel 1994, ma l’ha perduta nel 1997: a Livorno ha perquisito, fingendosi poliziotto, una ragazza 17enne che era in compagnia del fratellino.
Bozano giustifica il suo gesto sostenendo di aver sentito da alcuni ragazzi che la giovane era in possesso di sostanze stupefacenti.
La perquisizione è stata invece considerata dai giudici come molestia sessuale; per questo è stato condannato e ha perso i benefici carcerari.
Dal 2004 Bozano ha fruito di 45 giorni di permessi-premio l’anno. E dal giugno 2017 ha fatto mezza giornata di volontariato all’Isola d’Elba, all’esterno del carcere. Nel febbraio del 2019, Lorenzo Bozano ha ottenuto - dopo tre dinieghi e il cambio del magistrato di sorveglianza - la semilibertà.
Lorenzo Bozano, che non ha mai fatto richiesta di revisione del processo, fin dai primi momenti si è sempre dichiarato innocente.
In uno dei tanti colloqui che abbiamo avuto, Bozano ha preso le distanze dal “giovane della spider rossa” del 1971 e da quella sua vita inconcludente, segnata da giovanili episodi da condannare.
Si è inoltre detto rammaricato e pentito per alcuni atteggiamenti del passato nei riguardi della famiglia della vittima.
Ecco le parole esatte di Lorenzo Bozano, una dichiarazione che attraverso di me ha voluto rendere pubblica prima della pubblicazione del libro Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media, pubblicato da Cacucci editore nel 2018: “Se in tutti questi anni vi è stato qualche mio comportamento o qualche mia affermazione che può aver ferito i famigliari di Milena, ne sono molto dispiaciuto”.
Prosegue Bozano: “Se talora alcune mie affermazioni possono essere sembrate irriguardose o insolenti, non è mai stata mia intenzione mancare loro di rispetto o venir meno al sentimento di sincera comprensione che provo verso di essi e per il loro dolore”.
A ottobre 2020, Lorenzo Bozano è tornato libero dal carcere di Porto Azzurro grazie alla concessione della libertà condizionata.
Nel pomeriggio del 30 giugno del 2021, poco dopo le 17, mentre stava facendo il bagno in mare all’Isola d’Elba, Bozano è stato colto da malore ed è morto.
Due ore e mezza prima prima aveva avuto l’ultimo colloquio con me: abbiamo parlato del viaggio che voleva fare a Genova. E della sua difficoltà di trovare un affittacamere disposto a dargli in affitto una stanza, data la sua condanna all’ergastolo. Era molto amareggiato, quel giorno.
Tre giorni dopo la morte di Lorenzo Bozano, mi è arrivato suo un plico - in una busta arancione e con il mio indirizzo scritto a mano - contenente un Dvd e una lettera.
Fino a oggi non ho mai voluto aprire il plico. Sono comunque certo di sapere cosa il plico contenga.
Proprio per quel plico, a cinque anni esatti dalla morte di Lorenzo, ha inizio questa serie di articoli sul caso di Milena Sutter e sul caso di Lorenzo Bozano.
I casi giudiziari sono due. Solo un grande narratore - geniale nella sua creatività e criminale nelle sue azioni - è riuscito a far convergere la triste vicenda di Milena, splendida e generosa ragazza di 13 anni, e la vicenda drammatica di Lorenzo Bozano, il cosiddetto biondino della spider rossa. Chiamato “biondino” malgrado non fosse né biondino e ancor meno magrolino.
Maurizio F. Corte
(1 - continua)
Maurizio F. Corte, giornalista professionista, scrittore per i media e media educator, è docente a contratto di Comunicazione Interculturale nei Media al Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona e coordinatore didattico del Master in Intercultural Competence and Management e in Giornalismo europeo, Media e Giornalismo interculturale
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Sul caso giudiziario Sutter-Bozano puoi ascoltare il mio podcast Il Colpevole Perfetto
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FONTI BIBLIOGRAFICHE
Gli articoli non nascono sul nulla. Si basano su letture di alto profilo e su esperienze professionali e personali. Di seguito alcune delle fonti più importanti a cui l’autore si è rifatto per l’analisi dei testi e dei media sul caso di Milena Sutter e sul caso di Lorenzo Bozano.
Il lavoro di analisi è stato supportato da un uso etico e responsabile dell’Intelligenza Artificiale, addestrata dall’autore per questi articoli. Ecco i modelli di IA utilizzati: Notebook LM, Claude, Gemini, Manus.
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