EDITORIALE
Leggere i giornali mi riesce spesso penoso. Mi riferisco soprattutto alle testate online, perché nelle pagine dei quotidiani di carta (oggi anche in comoda versione digitale) qualcosa ogni giorno di utile e di nuovo si trova.
Faccio il giornalista, e proprio per questo sento la ripetitività e l’eterno ritorno dell’uguale. Se non è il presidente Usa, Donald Trump, è il governo italiano, a fare notizia. A meno che un qualche disastro climatico non travolga una parte d’Italia o una qualche terra lontana. C’è sempre poi un po’ di gossip e i soliti e crescenti costi dell’energia.
La guerra in Ucraina - con l’invasione della Russia e nessuna intenzione di nessuno di cercare un accordo - è poi il basso continuo che condiziona i costi dell’energia; e le politiche rasoterra del governo italiano. E che colora di scuro il nostro futuro. Insomma, anche per oggi non si vola.
Come se non bastasse, poi, c’è lo sterminio e le violenze sui palestinesi da parte di Israele. Mentre a sua volta, nella Striscia di Gaza, il popolo palestinese è ostaggio di una banda di terroristi (Hamas).
Il pensiero che ricorre sempre è semplice e, se vogliamo, ingenuo. Eccolo. Dai tempi in cui, giovane, scendevo in piazza per la libertà, la giustizia sociale e i diritti a oggi, i media hanno avuto una rivoluzione. Quello che sta nel nostro smartphone adesso, un tempo avrebbe riempito la mia cameretta: giradischi, amplificatore, casse, macchina da presa, moviola per il montaggio della pellicola e archivio di libri, foto e altre amenità.
Grande passo in avanti, sul piano della tecnica. E la nostra vita sociale? E le relazioni tra noi umani? E la sicurezza nelle nostre comunità? Come prima e peggio di prima.
Ed è questa la grande lezione che il nostro tempo ci può dare, grazie alle scienze umane: abbiamo tutti gli strumenti, nel nostro piccolo, per batterci per un mondo con meno guerre, gestione dei conflitti e più diritti.
E, allora, perché non crederci ancora. E non provarci di nuovo. Nel nostro piccolo, cominciando dall’etica e dal pensiero critico contro la guerra e la violenza e il razzismo.
Maurizio F. Corte
EROI. L’attualità di Ulisse: da guerriero diventa l’uomo che capisce quanto sia inutile la violenza
L’Odissea di Christopher Nolan colpisce al cuore. Non è tanto per l’impianto scenografico, le immagini e il sonoro con la musica e gli effetti speciali. A colpire è l’attualità di un Ulisse interpretato e pensato in chiave contemporanea. Sorprende il riferimento all’accoglienza dello straniero e del mendicante. Stupisce e rincuora la riflessione amara sull’inutilità della guerra e sul rimorso per le violenze, il dolore - e il sangue versato per nulla - che il guerreggiare comporta.
FILM. Formula per un delitto. La banalità del male e i privilegi di chi uccide per vincere la noia
C’è un film di molti anni fa che merita di essere visto – oppure rivisto – con gli occhi consapevoli della nostra vita contemporanea: Formula per un delitto. Possiamo ritrovare in questo film americano temi ancora attuali e inquietanti: la banalità del male, la violenza sulle donne, il privilegio – anche nel crimine e nella giustizia – di chi è ricco e potente, gli adolescenti senza la guida e l’amore delle figure genitoriali
PODCAST. L’ombra di Ustica su Ramstein. La morte dei due piloti che erano scomodi
Il 28 agosto 1988, nella base Nato di Ramstein (Germania Ovest), la collisione fra tre velivoli delle Frecce Tricolori - davanti a oltre 300 mila spettatori - causò il più grave disastro della storia delle esibizioni acrobatiche: 70 morti, tra cui i piloti Ivo Nutarelli, Mario Naldini e Giorgio Alessio, e centinaia di feriti. Due di quei piloti, Nutarelli e Naldini, non erano nomi qualsiasi: la sera del 27 giugno 1980 volavano vicino al DC-9 Itavia di Ustica; ed erano testimoni scomodi di quella strage rimasta impunita.
MEDIA. Ingegneria del consenso. Come sono orientati i nostri pensieri e le emozioni
Gli algoritmi studiano i nostri comportamenti, le paure, i desideri e ci restituiscono un mondo su misura che conferma i pregiudizi di ciascuno di noi. La “libertà” di cliccare, commentare e condividere ci dà l’illusione della partecipazione. Nel mentre, questa “libertà” fornisce carburante gratuito alle piattaforme digitali che hanno un solo scopo: trattenere la nostra attenzione per venderla. Come possiamo difenderci in un panorama mediale così avvolgente? Un modo c’è.
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