EDITORIALE
Da qui ai prossimi mesi - e temo anche per gli anni a venire - assisteremo ai più raffinati giochi di prestigio per imbonire noi, pubblica opinione. E per farci credere cose, per farci cambiare comportamento e orientarci nelle scelte.
Ecco alcuni giochi, spesso messi in campo attraverso il giornalismo in ginocchio. Sono tutti fatti veri, per carità. Peccato che ci si dimentichi dei fatti che portano le soluzioni:
L’emergenza delle baby-gang. Ma dimenticando le mafie.
I reati di strada da parte di persone straniere in Italia. Ma dimenticando l’evasione fiscale da 200 miliardi l’anno, ovvero la più grande rapina allo Stato di tutti i tempi.
Il costo delle bollette di luce e gas. Ma dimenticando i salari da fame e la fuga dei giovani dall’Italia.
Mi sono limitato a qualche cenno. L’elenco sarebbe lungo.
Un primo, geniale, gioco di prestigio lo abbiamo visto giorni fa. È l’annuncio dell’abolizione dei bolli auto, per milioni di automobili e motocicli. Ovvero, un ammanco di 2,5 miliardi di euro per le casse delle Regioni. Tradotto: addio al federalismo fiscale; e addio a molte risorse per la sanità pubblica.
Ho calcolato che risparmierò, per la Lancia Y che abbiamo in casa, circa 150 euro.
Nel maggio del 2008, un capo del governo italiano abolì l’imposta comunale sugli immobili (Ici). Io risparmiai, per il mio appartamentino nel Veronese, circa 600 euro l’anno. Vuol dire che dal 2008 a oggi, ho risparmiato circa 12.000 euro.
In compenso, i miei compensi come professore a contratto all’Università si sono ridotti almeno del 70% rispetto al 2008.
Ci ho rimesso io, come professionista prestato all’università. E i Comuni italiani hanno perso risorse, hanno tagliato i servizi, sono diventati più trascurati. E, diciamola tutta, sono anche più brutti.
Perché porto questi esempi di tasse e imposte? Non mi interessa chi abbia preso queste decisioni. Non merita neppure che faccia i nomi. Mi interessa mostrarti il pattern che sta dietro la comunicazione, che poi si traduce in azioni letali.
Quello che trovo molto interessante (e utile) è infatti capire la comunicazione geniale, disonesta e magica che si accompagna a queste decisioni. Si tratta di una comunicazione - a volte con tratti criminali più o meno marcati - che comunque ci incanta. E, nell’incantarci, ci distrae e ci danneggia.
Il mago della situazione ci presenta, con grande effetto scenico, quello che - dati alla mano - è un nostro vantaggio. Risparmio 150 euro l’anno sul bollo auto. Risparmio 600 euro l’anno sull’imposta sulla mia prima casa. Di fatto, è un gioco di prestigio: il vantaggio è, nel concreto, un furto indiretto. Bene che vada, alla lunga è comunque un danneggiare gli interessi nostri; e anche quelli della comunità.
È un gioco di prestigio, come il gioco delle tre carte, dove credi di vincere. Di fatto, vince il banco: chi dà le carte.
Il punto interessante - a livello di comunicazione - è che, se stiamo attenti, possiamo neutralizzare quell’azione magica. Quell’imbroglio. Non recuperiamo quasi mai il danno e il maltolto, ma chi imbroglia viene delegittimato. E finisce a sconfitta sicura. Almeno se lo siamo tolto dai piedi.
Qualcosa del genere mi è successo proprio due settimane fa, in vacanza al mare sulla Riviera del Conero, con un pescivendolo fuori di un supermercato. È riuscito a farmi pagare solo una parte con il bancomat, mentre il resto l’ha voluto in nero. Non ha pesato il pesce e, facendomi credere di darmi un vantaggio, mi ha aggiunto come omaggio un filetto di cernia in omaggio.
Il risultato? Quello che pareva un vantaggio del momento, ripensandoci ho capito essere una presa in giro. Non sono più andato da lui a comprare il pesce. Tant’è che si è perso almeno altri sei acquisti di pesce. Ho preferito andare in un negozio dove pesano la merce ed emettono lo scontrino fiscale.
Il destino del pescivendolo è quello che accade agli imbonitori i quali, un tanto al chilo, con la comunicazione ci fanno credere di regalarci vantaggi. E invece, di fatto, ci complicano i problemi.
Alla fine del gioco di prestigio, se siamo onesti e presenti a noi stessi, ci accorgiamo che siamo stati gabbati. E ci accorgiamo che la magia è tutta a vantaggio del mago, sempre servo di qualche potente. Mentre noi siamo i creduloni dello spettacolo di turno.
Maurizio F. Corte
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