Il 6 maggio 1971, poco dopo le ore 17, a Genova accade un fatto che segna la storia sociale d’Italia. Milena Sutter, 13 anni, scompare nel nulla all’uscita della Scuola Svizzera in via Peschiera, dove frequenta la terza media.
La scomparsa di Milena - questa è la tesi che sostengo con la mia ricerca sul caso - è un evento che ci indica un metodo preciso nel fare comunicazione giudiziaria e narrazione sui media.
Il metodo è quello di inventare una storia coinvolgente e credibile per coprire la verità sostanziale dei fatti. Viene di solito applicato dalle élite politiche, economiche e sociali per un proprio tornaconto.
Quanto è davvero accaduto viene così trasfigurato in una narrazione che convince folle intere a credere alla storia.
Il caso di Milena Sutter e il caso di Lorenzo Bozano - il “mostro” della situazione - sono per questo l’occasione per capire come funziona la comunicazione pubblica. E per capire come i media si possano prestare alla menzogna di una qualche forma di potere.
In ogni caso, la triste fine di Milena - una splendida e generosa ragazza - è un’occasione unica per strappare il velo della menzogna dal teatro del dramma. E per guardare in faccia i meccanismi della manipolazione mediatica: gli stessi che influenzano le nostre relazioni, le scelte sociali e politiche, il nostro lavoro.
Al metodo di ricerca e alle teorie di media analysis a cui si rifà questa mia analisi della vicenda ho dedicato un articolo specifico, a cui rinvio: Caso Sutter-Bozano. Metodo di lavoro e di ricerca.
Milena va di fretta. La sparizione della ragazzina
Milena Sutter sparisce poco dopo le ore 17 di giovedì 6 maggio 1971. Il suo corpo senza vita sarà trovato poco dopo le ore 17 di giovedì 20 maggio 1971. Già questa coincidenza merita di essere annotata. Ha un suo significato.
Scomparsa Milena, la macchina del sospetto si attiva in poche ore, e indica un colpevole perfetto: Lorenzo Bozano, un giovane di 25 anni con una spider rossa malandata.
Bozano è stato visto sostare nei pressi della casa della vittima; e vicino alla Scuola Svizzera che Milena frequenta senza infamia e senza lode.
A distanza di 55 anni da quel caso, lo studio critico dei documenti d’indagine e i prodotti dei media (articoli, servizi radio e tv, libri) svela uno scenario diverso.
I tasselli della verità giudiziaria e della verità mediatica ufficiale si scontrano con i fatti, con la logica e con l’analisi critica della narrazione.
Partiamo, allora, dalla condanna all’ergastolo di Lorenzo Bozano, pronunciata dalla Corte d’Assise d’Appello di Genova nel giugno del 1975.
La condanna di Bozano poggia su una serie di premesse narrative. La prima premessa narrativa precisa è quella della fretta di Milena.
Secondo i giudici, la ragazza sarebbe uscita da scuola di corsa - appena dopo le ore 17 - per raggiungere con l’autobus 88 la sua abitazione in viale Mosto, nel borghese quartiere di Albaro, nell’est di Genova.
A casa, alle 17.30, ad attendere Milena c’era l’insegnante Maria Emilia D.R. La ragazzina aveva una lezione per prepararsi all’esame di terza media.
La fretta - che porta sempre con sé il rischio di una distrazione e caduta di difese - avrebbe permesso al rapitore di far salire Milena, con l’inganno, a bordo di un’auto.
I colpevolisti, ieri come oggi, identificano l’auto con la spider rossa malandata e maleodorante di Lorenzo Bozano, 25 anni, piccolo editore di una rivista sul mare, il Marcatalogo.
I verbali dell’epoca, con le testimonianze rese agli inquirenti, smentiscono questa ricostruzione sia sul piano dei fatti, che sul piano della logica.
La “fretta di Milena”, riferita dalle compagne di classe, è di fatto solo un’interpretazione soggettiva del rifiuto di Milena di andare a mangiare con loro un gelato in latteria.
Gli ultimi due testimoni che vedono la studentessa viva lungo il percorso verso l’autobus 88 smentiscono infatti che Milena andasse di fretta:
Giorgio P., 19 anni, la incontra in Vespa in via Felice Romani. Descrive Milena con l’immagine di una ragazza serena, che cammina tranquilla e che lo saluta con un sorriso.
Lars H., 11 anni, studente di prima media della Scuola Svizzera, nota la ragazzina mentre inizia a scendere la scalinata verso via Gropallo, pochi minuti dopo le 17. Milena procede a passo normale, tanto da non sorpassare il compagno più piccolo, che va nella stessa direzione della Stazione Brignole, dove c’è il capolinea degli autobus.
Il calcolo dei tempi è chiaro nel suo risultato.
Con quell’andatura calma, Milena perde di sicuro l’autobus 88 delle 17.08 davanti alla Stazione Brignole. Con il bus successivo sarebbe arrivata a casa non prima delle 17.45, in ritardo rispetto all’orario ufficiale della lezione.
La testimonianza della professoressa Maria Emilia D.R. appare poi contraddittoria. La testimone dice di essere arrivata alle 17.30 a casa dei Sutter, per fare lezione sia a Milena (che ha l’esame di terza media) e sia a Aldo (che ha l’esame di quinta elementare).
Non vedendo Milena arrivare - e avendo un altro impegno - l’insegnante afferma di essersene andata alle 18.
Perché la professoressa se ne va così presto? Non aveva forse lezione anche con Aldo? E perché doveva aspettare Milena per fare lezione, se sappiamo che la ragazzina - anche avesse preso il bus 88 in tempo - sarebbe comunque arrivata a ridosso delle 17.30?
È più logico pensare che la lezione si dovesse iniziare con il fratellino Aldo, per poi passare a Milena. L’insegnante avrebbe dovuto avere almeno due ore libere per le ripetizioni.
Sulla “fretta” di Milena ho riflettuto a lungo. Dalla testimonianza di un’insegnante della Scuola Svizzera, Antoinette M., apprendiamo che la ragazzina esce di corsa dall’atrio dell’istituto, tanto da dare una spinta - e scusarsi in francese - all’insegnante.
Dalla testimonianza delle compagne e dei compagni di classe, sappiamo che Milena non va con loro a mangiare un gelato “perché ha fretta”. Così ci dicono. La ragazzina si allontana anche da due compagni di classe con cui è solita andare alla fermata del bus 88, alla Stazione Brignole.
Se riflettiamo sull’idea di “fretta”, possiamo notare che ci sono almeno due tipi di fretta:
la fretta di chi va via da qualcosa (un posto, una persona, una situazione)
la fretta di chi va verso qualcosa (un posto, una persona, una situazione)
Quella di Milena ha tutta l’aria di essere una fretta per venire via dalle compagne e dai compagni di classe. Non è la fretta di andare verso una lezione che deve iniziarsi alle ore 17.30.
I due testimoni Giorgio e Lars notano Milena camminare con calma. Per raggiungere la piazza degli autobus, la ragazzina avrebbe invece dovuto correre.
Ho percorso più volte la strada da via Peschiera, a Genova, dove nel 1971 ha sede la Scuola Svizzera, a Piazza Verdi, davanti alla Stazione Brignole, dove ancora oggi c’è il capolinea dei bus.
Camminando a un’andatura normale, si impiegano 8 minuti per il tragitto dalla Scuola Svizzera alla Stazione ferroviaria di Genova Brignole.
Considerato che Milena è uscita uno o due minuti dopo le 17 dall’esclusiva scuola privata - frequentata dai figli dell’alta borghesia genovese - le sarebbe stato impossibile giungere al bus 88 entro le ore 17.08, orario di partenza della corsa.
Milena avrebbe dovuto correre, per arrivare in tempo. Lei, invece, camminava.
Dove andava Milena? Le ipotesi si sono sprecate. I colpevolisti vedono in Lorenzo Bozano, 25 anni, e nella sua spider rossa scalcagnata, gli elementi per un’esca criminale.
Approfittando della fretta, Milena avrebbe accettato un passaggio offertole da Bozano.
Lui, ci dicono le carte giudiziarie, non era una persona estranea alla ragazzina: Bozano sostava da settimane sia in viale Mosto e via Orsini, strade della casa di Milena; e sia nei pressi della Scuola Svizzera.
Lorenzo Bozano doveva essere quindi un volto familiare, per Milena, ci dicono gli inquirenti (e i giudici della condanna all’ergastolo).
Questa è la versione ufficiale dei colpevolisti. La versione in cui di fatto credono è quella che Milena e Bozano si conoscessero.
Far salire Milena sulla spider rossa di Lorenzo Bozano, quindi, sarebbe stato facile. Forse avevano un appuntamento, pensano ancora oggi i colpevolisti.
Peccato che la tesi della conoscenza di Milena e Lorenzo non sia stata mai confermata da nessuno.
Quando un testimone ci ha provato - tale Antonio F. - è stato smentito dai fatti. La settimana in cui Antonio F. dice di aver visto Milena e Lorenzo assieme cade proprio nel periodo in cui la studentessa era in montagna.
Ho poi trovato tra le carte processuali un documento interessante. Oltre a una precedente condanna per un piccolo reato, Antonio F. aveva in corso un altro procedimento giudiziario.
Ci è consentito, così, ipotizzare che Antonio F. abbia reso la sua testimonianza infondata - indotta da qualcuno oppure partita da lui stesso - per ingraziarsi i magistrati del Tribunale di Genova.
Quanto al salire sulla spider rossa per via della fretta, sappiamo che Milena non andava di fretta. Abbiamo poi l’amica del cuore di Milena, Isabelle, che afferma in modo deciso: “Milena non sarebbe mai salita sulla spider di Bozano. Lui non sarebbe mai stato una persona da attirare l’interesse mio o quello di Milena”.
La testimonianza dell’amica Isabelle non è mai stata ascoltata nel corso dei processi. Nel verbale del suo colloquio con il giudice istruttore, Bruno Noli, redatto il 15 luglio 1971, non c’è alcuna domanda su Lorenzo Bozano.
Eppure, dall’amica di Milena, sappiamo che Isabelle fu interrogata - in modo pressante e stressante - per due settimane dagli investigatori della Questura di Genova e dagli avvocati della famiglia Sutter. Di quegli interrogatori non vi è alcuna traccia ufficiale.
Sulla “fretta” di Milena Sutter collegata a Lorenzo Bozano siamo quindi nel mondo delle fantasie e delle ipotesi senza fondamento alcuno.
Lo stesso vale per un indizio a cui il giudice istruttore Noli dedica quasi un terzo della sentenza di rinvio a giudizio di Bozano: le soste in via Peschiera (e quelle in via Orsini e viale Mosto).
Né l’amica del cuore di Milena, Isabelle, né le compagne di classe della ragazzina sparita hanno mai testimoniato di aver notato Lorenzo Bozano (e la sua spider) vicino alla Scuola Svizzera.
Fu redatto un questionario mirato a raccogliere le informazioni di studentesse e studenti della scuola. Nessuno dei compagni e delle compagne di classe di Milena menziona Bozano oppure la sua spider rossa.
Possiamo, per via logica e per rispetto dei fatti, arrivare quindi a due conclusioni:
una conoscenza tra Milena e Lorenzo è esclusa non essendo stata provata
l’idea che Bozano si sia reso noto e viso familiare a Milena è senza fondamento
Sul fatto che Milena possa essere salita sulla spider di Bozano, ci vengono in soccorso anche i famigliari di Milena.
Il padre, Arturo Sutter, il 7 maggio 1971, giorno dopo la scomparsa della figlia, dice ai giornalisti che Milena non avrebbe mai accettato un passaggio da persone terze. Giorni prima Milena aveva persino rifiutato l’offerta di un passaggio in auto da parte di un amico di famiglia.
Quanto al rapimento di Milena con il ricorso alla forza, questa ipotesi viene scartata dagli stessi inquirenti e dai giudici: sarebbe stato impossibile rapire Milena in pieno giorno, in una zona trafficata, senza essere visti.
Anche un sequestro con la forza da parte di Lorenzo Bozano è da escludere: il giovane non avrebbe avuto né la forza fisica, né l’auto adatta per sovrastare una ragazza forte, robusta, sportiva.
Ricordiamo, poi, che Bozano consumava dai due ai tre pacchetti di sigarette (senza filtro) al giorno. E che era sovrappeso. Sono dati che ci torneranno utili più avanti nell’analisi di questa vicenda.
Smentite le sentenze su questo punto, chiarito che fretta e conoscenza (oppure familiarità) di Milena Sutter con Lorenzo Bozano sono frutto di fantasia, non ci resta che inquadrare la comunicazione giudiziaria e mediatica su questa scena del crimine.
Il luogo della scomparsa di Milena la consideriamo infatti la Scena numero 1 di questo caso criminale e giudiziario.
Accenniamo, infine, all’ultimo aspetto di questo lavoro di analisi: la lettura critica della narrazione giudiziaria e di quella mediatica.
Entrambe le narrazioni prospettano una familiarità di Lorenzo Bozano con Milena e in via subordinata sostengono la tesi del passaggio in auto, per via della fretta della ragazzina.
Ebbene, le sentenze del giudice istruttore nel 1972 e della Corte d’Assise d’Appello di Genova nel 1975 e i giornali del tempo compiono quella che si chiama un’azione di framing retroattivo.
Cercano, insomma, di raccontare e interpretare il passato attraverso una cornice interpretativa (un frame, appunto) di comodo. L’obiettivo? Dimostrare una tesi che altrimenti, come abbiamo visto, si regge sul nulla.
Maurizio F. Corte
(2 - continua)
Maurizio F. Corte, giornalista professionista, scrittore per i media e media educator, è docente a contratto di Comunicazione Interculturale nei Media al Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona e coordinatore didattico del Master in Intercultural Competence and Management e in Giornalismo europeo, Media e Giornalismo interculturale
Restiamo in contatto su LinkedIn
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER OFFICINA DEL VERO™ - IL BIONDINO DELLA SPIDER ROSSA
FONTI BIBLIOGRAFICHE
Gli articoli non nascono sul nulla. Si basano su letture di alto profilo e su esperienze professionali e personali. Di seguito alcune delle fonti più importanti a cui l’autore si è rifatto.
Il lavoro di studio e analisi è supportato da un uso etico e responsabile dell’Intelligenza Artificiale, addestrata dall’autore per questi articoli. Ecco i modelli di IA utilizzati: Notebook LM, Claude, Gemini, Manus.
Denis McQuail, Mark Deuze, Media & Mass Communication Theory, SAGE Publications, London, 2020.
Denis McQuail, Journalism and Society, SAGE Publications, London, 2013
N. Berning, Narrative Means to Journalistic Ends, VS Research, Wiesbaden, 2011
E. Goffman, Frame analysis, Northeastern Univ Pr, Boston, 1986
D. Machin - A. Mayr, How to do Critical Discourse Analysis, SAGE Publications, London, 2012
Nicholas Carah, Amy Dobson, Sungyong Ahn, Media & Society, SAGE Publications, London, 2024.
E. Sapiera, Understanding New Media, SAGE Publications, London, 2026
Nick Couldry, Andreas Hepp, The Mediated Construction of Reality, Polity Press, Cambridge, 2016.
Leighton Evans, Media Studies: Industries, Texts and Audiences, SAGE Publications, London, 2023.
Deana A. Rohlinger, Sarah Sobieraj, The Oxford Handbook of Digital Media Sociology, Oxford University Press, Oxford, 2022.
Michael Stevenson, Misha Kavka, Doing Media Research, SAGE Publications, Londra, 2023.
Stanley J. Baran, Dennis K. Davis, Mass Communication Theory (8th Edition), Oxford University Press, New York, 2020.
Il caso raccontato da Raffaella Fanelli per La7
Questo è il servizio, scritto e curato da Raffaella Fanelli, per la trasmissione Linea Gialla, su La7, a novembre 2013.
PODCAST sul caso. Il Colpevole Perfetto
Qui puoi ascoltare il primo episodio del mio podcast Il Colpevole Perfetto. La storia sbagliata di Lorenzo Bozano e Milena Sutter:



