EDITORIALE
Il primo grave indizio della manipolazione è facile da cogliere. Ci capita spesso, quasi tutti i giorni, specie nelle discussioni accese e appassionate. A un certo punto, qualcuno con cui stiamo dibattendo ci attacca sul piano personale.
Quando va bene, ci sentiamo chiedere: “Cosa ne sai tu, che non sei neanche esperto di questa cosa?”. Oppure: “Guarda ai tuoi difetti e alle tante sciocchezze che hai combinato, invece di tirare in ballo storie da complottisti”.
L’aggettivo complottista è un altro strumento per delegittimare chi dissente da una certa tesi. Vi sono poi due elementi sempre presenti nella delegittimazione e nei tentativi di nascondere la verità: l’occultare o travisare o ignorare i fatti; e il violare le regole della logica.
Qualche giorno fa ho sorpreso i miei vicini di ombrellone, alzandomi di scatto dal lettino. E mettendomi a scrivere sul mio smartphone. “Cosa ti succede?” mi ha chiesto stupita mia moglie, mentre mi spostavo dal sole all’ombra, dando le spalle al mare della Riviera del Conero.
Avevo appena assistito, su YouTube, a un esempio di manipolazione da manuale. Un alto ufficiale dell’Aeronautica militare italiana, nel dare il suo giudizio sulla sera della Strage di Ustica (27 giugno 1980), dopo una sua interessante argomentazione… aveva sclerato.
Si era messo ad attaccare la Sinistra che sta dalla parte di chi collega la Strage di Ustica (giugno 1980) e il disastro di Ramstein (28 agosto 1988). E giù con attacchi pesanti ai giornalisti investigativi e a tutti coloro che davano spazio ai sospetti. Non pago di questo, l’alto ufficiale sosteneva una tesi su Ustica senza dimostrarla e incappava in un paio di errori, non so se voluti o dovuti a ignoranza. Ciliegina sulla torta, l’ex pilota vi aggiungeva la solita punta di vittimismo: “Faccio fatica persino a convincere mia moglie che quanto dicono certi giornalisti non è vero”.
Dei suoi 40 e passa minuti di testimonianza sulla sera della Strage di Ustica, almeno la metà del tempo l’alto ufficiale dell’Aeronautica l’ha dedicata alla sua tirata polemica.
In questi casi - specie di fronte ad argomenti e temi polarizzanti - c’è un modo per disintegrare in modo critico la manipolazione: verificare i fatti, controllare la logica; e notare se vi sono attacchi personali (a persone od organizzazioni) che, con la polemica, tentano di coprire la riflessione rigorosa.
Ho imparato questa tecnica di svelamento dell’inganno negli anni in cui ho studiato - e la ricerca continua - il caso giudiziario di Lorenzo Bozano e Milena Sutter, su cui ho registrato il podcast Il Colpevole Perfetto. Ancora oggi, come nel 1971, la narrazione mainstream su quella vicenda inizia il racconto da due punti di vista manipolatori.
Da un lato abbiamo la versione ufficiale dei fatti data come verità. Una “verità” che è invece smentibile solo osservando gli eventi e analizzando la logica. Dall’altro lato notiamo l’attacco personale a Lorenzo Bozano, condannato per il caso. È un attacco basato, anche questo, su fatti smentibili e logiche apparenti.
Di fronte a un panorama dei media che spesso lavora sulla polemica e sulle posizioni polarizzanti, evitiamo allora di inseguire teorie del complotto piuttosto che narrazioni ufficiali di comodo. Applichiamo, invece, la tecnica dello svelamento: controllo dei fatti citati, valutazione della logica nella discussione (è stata rispettata o vi sono salti manipolatori?); e attacco sul piano personale ai danni di qualcuno o qualcosa.
È un metodo efficace per evitare che i segreti diventino eterni. O, peggio, che si trasformino in teorie strampalate. Perché le teorie strampalate - senza logica e dati verificati - fanno soltanto l’interesse di chi ha interesse a occultare la verità sostanziale dei fatti.
Maurizio F. Corte
IL CASO. La strage di Ustica e l’incidente di Ramstein. C’è un filo rosso che li collega?
La sera del 27 giugno 1980 un Dc-9 della compagnia Itavia, partito da Bologna, sta volando verso Palermo con 81 persone a bordo. Alle 21.04, in vista dell’atterraggio, il velivolo è già scomparso dai radar. Qualche ora dopo, i primi corpi riaffioreranno dalle acque del Mar Tirreno. Il 28 agosto 1988, a Ramstein, in una base Nato in Germania, un incidente aereo durante l’esibizione delle Frecce Tricolori causa la morte di 67 spettatori e tre piloti. C’è un nesso tra i due casi?
SERIE. Un sacrificio di sangue. La vendetta del serial killer contro l’omertà e gli abusi del Potere
Un segnale radio alla 1.15 di notte, la voce registrata che chiede aiuto, il silenzio di chi dovrebbe rispondere. La serie thriller svedese Un sacrificio di sangue, su Netflix, abbandona la mera contemplazione dei paesaggi nordici. Si concentra invece sull’anatomia di omicidi feroci; e dentro le crepe di un sistema di soccorso e di polizia inceppato. Un serial killer lotta contro gli abusi e i silenzi del Potere, seminando morte tra gli agenti di Polizia. È una pesante vendetta che apre squarci inattesi.
PODCAST. Elisa True Crime. Il grande successo nel racconto a voce delle storie criminali
C’è un modo molto popolare di raccontare la cronaca nera e giudiziaria. È un modo semplice, che magari non ci appassiona se proprio non siamo fans del true crime. È il caso dei podcast di Elisa True Crime, disponibili anche su YouTube. Che senso ha, allora, ascoltarli se non si va pazzi per la cronaca nera? La risposta è semplice come i racconti di Elisa True Crime: ascoltantoli si impara a raccontare i fatti in modo da coinvolgere un numero sterminato di persone. Non è cosa da poco.
MEDIA. L’Intelligenza Artificiale sembra che sia “intelligente”. Di fatto, è soltanto statistica
Quando un sistema di Intelligenza Artificiale sceglie quale notizia mostrarti, o decide se approvarti un mutuo, o suggerisce quale paragrafo togliere dal tuo articolo, cosa sta facendo? Sta cercando pattern. Sta calcolando probabilità. Sta trovando, nell’oceano di dati su cui è stato addestrato, la configurazione con la più alta plausibilità statistica, rispetto alla situazione che ha davanti. Non c’è comprensione di tipo umano. Non c’è valutazione morale. Non c’è vera intelligenza. C’è solo statistica applicata.
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