EDITORIALE
La tentata strage di Modena segna un punto di svolta per i media italiani. Nonostante il rischio fosse alto, i giornalisti non sono caduti nella trappola del “terrorista islamico”.
L’atto del giovane che sabato 16 maggio 2026 ha attentato alla vita dei passanti, sulla via Emilia, non ha proiettato la sua ombra nera su tutte le cittadine e i cittadini che molti anni fa sono immigrati in Italia. O che sono nati in Italia da genitori di origine straniera.
Insomma, i media non sono caduti nel tranello dell’immigrato “nemico”. Si sono ricordati di dover essere indipendenti dalle fonti. E che noi giornalisti siamo chiamati a dare una lettura critica di quanto accade, anziché appiattirci sulle versioni di comodo dei fatti.
Scartata la pista del terrorismo, è venuta meno anche la possibilità di spalare fango contro i giovani che sono italiani di seconda generazione.
Quello che i media ora sono chiamati a fare - se vogliono operare con la professionalità di un giornalismo interculturale - è quella di tematizzare finalmente l’immigrazione.
Il giornalismo è chiamato a porre una domanda precisa alla classe politica e a quella dirigente: sull’immigrazione, come sul disagio sociale e la sicurezza, volete comprendere e impegnarvi a risolvere i problemi? oppure continuare a cavalcarli per tornaconti politici e affari economici?
Maurizio F. Corte
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